lunedì 26 settembre 2011

Gruppi di Acquisto Solidale

I GAS sono una realtà italiana relativamente recente (il primo nacque nel 1994) e la definizione più generica che li accomuna è: "gruppo d'acquisto formato da un insieme di persone che decidono di incontrarsi per acquistare all'ingrosso prodotti alimentari o di uso comune, da ridistribuire tra loro".
Ogni GAS ha caratteristiche peculiari sia come organizzazione, sia come principi ispiratori, sia per la tipologia di prodotti e di fornitori a cui si rivolge.
Un GAS può avere come principio guida predominante:

-  il risparmio economico (in tal caso farà acquisti principalmente ai mercati generali e agli spacci aziendali); la valorizzazione del territorio e la riduzione del trasporto su ruote di merci (quindi orienterà il proprio interesse fra i produttori locali);  il sostegno di iniziative socialmente utili (mercato equo e solidale, sostegno di comunità di recupero di tossicodipendenti o carcerati). 
In genere l’indirizzo predominante è deciso all’interno dei componenti del GAS stesso, di comune accordo, e spesso è un giusto equilibrio tra i tre aspetti sopra citati.
Un risvolto positivo, che non avevo considerato prima di entrare a far parte di un GAS, è che spesso i GAS si prefiggono di creare un sentimento consapevole nella fase di scelta dei prodotti.
Ognuno dei membri (famiglie) del mio GAS si è specializzato in un settore (cereali, vino, olio, caffè, carni, formaggi) per il quale valuta l'offerta di nuovi fornitori, analizzando il rapporto qualità/prezzo, prediligendo il prodotto biologico, la vicinanza geografica, il sostegno di piccoli produttori meritevoli per le loro iniziative.
Il rapporto che si instaura con il fornitore è quindi spesso diretto, c'è la possibilità di conoscere tutti gli aspetti produttivi, storici, caratteristici della filiera del prodotto che si acquista e spesso i GAS stessi organizzano serate a tema in cui produttori locali illustrano questi aspetti al pubblico interessato.
Non essendoci i controlli della grande distribuzione a garantire la qualità dei prodotti, si presta molta attenzione alla tracciabilità, chiedendo ai produttori la certificazione dei passaggi di filiera e la presenza di eventuali certificazioni ufficiali (come ad esempio la garanzia di un prodotto biologico, o DOP, o 100% italiano). Anche i certificati di analisi di laboratorio sono richiesti, ove possibile.
Spesso viene illustrato dal produttore stesso il ciclo produttivo e quali sono le peculiarità di bontà del prodotto.
Non ci si affida comunque solamente alle proprietà organolettiche del prodotto.
Vorrei fare degli esempi pratici, in modo da chiarire come si esplicano questi "principi guida" nella pratica.
Nel nostro GAS la frutta e la verdura vengono acquistate presso una cooperativa sociale lontana 60 km. I prodotti sono concorrenziali rispetto alla grande distribuzione, sia come prezzo che come qualità. Esistono validi fornitori più vicini, ma in questo caso si è deciso di prediligere l'iniziativa sociale e il risparmio.
La carne viene acquistata in una cascina a pochi km, anche in questo caso il prezzo è concorrenziale rispetto alla grande distribuzione e inoltre la cascina incentiva la salvaguardia di una razza locale di bovino.
Il parmigiano viene acquistato da un piccolo produttore (biologico) di Parma e ha un prezzo inferiore rispetto alla marca più scadente reperibile presso la grande distribuzione.
I cereali vengono acquistati sempre da cooperative della nostra stessa regione (o confinanti), i prodotti sono biologici e il prezzo è comunque inferiore all'equivalente prodotto fornito dalla grande distribuzione.
L'olio è pugliese (prodotto da una cooperativa che sostiene 300 piccoli produttori della provincia di Bari), il prezzo è comparabile alla grande distribuzione garantendo per altro un prodotto al 100% italiano e DOP. 
Per il caffè, il cioccolato, le banane e in genere tutti i prodotti che non si possono trovare "in loco", ci si sta rivolgendo alla rete di distribuzione del mercato equo e solidale. Il prezzo in questo caso risulta essere più elevato rispetto alla grande distribuzione, ma si predilige l'aspetto sociale. Il bilancio complessivo, per quanto riguarda la mia famiglia è un minimo risparmio unito a un consistente aumento della qualità.
Per fare un esempio pratico, i cereali al discount o in un grande centro commerciale li comprerei ad un prezzo inferiore.
Ora li pago un po' di più ma la qualità è molto più alta.
La carne, la frutta, la verdura e i formaggi invece hanno un guadagno sia in termini economici che qualitativi.
Gli ordini sono gestiti sempre tramite email e ovviamente non c'è mai nessun obbligo di acquisto da parte delle famiglie aderenti, mentre, una volta effettuato l'ordine, la correttezza impone di portare a temine il pagamento e il ritiro merciì presso la famiglia che ha gestito l'ordine.
Ognuno di noi si attiva per raccogliere questo o quell'ordine, ritirare la merce, effettuare i pagamenti, suddividere i prodotti secondo le ordinazioni.
Durante gli incontri mensili, oltre a fare il punto della situazione, si crea un vero momento di aggregazione solidale, sia scambiandosi consigli, suggerimenti o ricette, sia condividendo una fetta di torta in un momento simpatico, interessante e conviviale.
Ritengo che il GAS sia una splendida realtà, di cui sentivo l'esigenza da molto tempo, muovendomi in modo un po' goffo tra libri sul consumo critico e consapevole e ricerche di prodotti locali, senza tuttavia possedere una massa critica di acquisto, il tempo o la competenza per riuscire a raggiungere l'obiettivo desiderato.
Ho anche avuto la fortuna di entrare in questo Gruppo di Acquisto Solidale nel momento in cui veniva costituito e in tal modo ho potuto contribuire in modo attivo e critico alle varie iniziative fin da subito.
Infine, da mamma, un aspetto che mi affascina di questo modo di fare gli acquisti alimentari è portare mio figlio, di tre anni, a visitare le fattorie e le cascine dove compriamo i nostri prodotti.
Per chi, come me, è cresciuto in campagna e vede il proprio figlio crescere in una realtà urbanizzata è meraviglioso vedere lo stupore, la meraviglia, la gioia, di trovarsi in campagna a contatto con gli animali allevati in modo non intensivo, in un rispetto spesso ormai perso del ciclo produttivo naturale.

Lavinia Fabrello

Nessun commento:

Posta un commento


Home